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Pensieri e note Poesia

Tornare a scrivere

Viaggiare è una fuga, giocare è nascondersi
Mangiare è coprire una fossa
Sono anni che scrivo
Con un mood negativo

La verità sta dietro ai miei occhi
Cerco di vederla, e non riuscirò mai
Proverò di tanto in tanto ad ascoltarmi
Per vedere se il punto è proprio questo

Cercherò di scrivere a flusso
Per vedere se la penna inganna la mente
E la mente a sua volta il subconscio
Riempiendo pagine vuote

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Pensieri e note

Ultreia et Suseia

Buongiorno signore, Come sta?
Non ci conosciamo, io abito nel suo quartiere da quando sono nato, l’ho vista in giro da quando ero piccolo e vedevo che accompagnava suo figlio alla mia stessa scuola elementare. A occhio e croce doveva avere l’età che io ho oggi.

Non l’ho mai salutata prima, anche se so in che casa abita e che lavoro fa.
La saluto solo perché ci incrociamo ora, durante una camminata tardo pomeridiana in questa domenica di fine gennaio, mentre il sole scende e la pianura padana sembra meno apatica e infernale.
Sì, ho detto infernale, perché per me l’inferno non é il posto caldo e affollato che tutti immaginano, ma é più simile al buco gelido e di solitudine del Lucifero dantesco.
Un inferno di abbandono, in cui però non c’é la solita nebbia a coprire le nostra fragile natura umana del cazzo.

Oggi in questa camminata lei é stata l’unica persona che ho incontrato.
No, non era l’unica persona uscita di casa per fare una passeggiata sull’argine. Ma tutti erano lì a camminare senza una meta che non fosse la fine o l’inizio dell’argine, come se non ci fosse da guardarsi intorno e da pensare alla propria vita rispetto alla natura che ancora qui sopravvive ai margini della città.
Camminano sull’argine quando non c’é nulla da dover arginare, non pensano alle lacrime e alla fatica di chi quell’argine lo ha costruito dopo che l’ultima piena del fiume si era portata via tutto, nella speranza che quello che avevano patito loro non lo dovessero patire le generazioni dei loro figli e nipoti, e che in effetti noi non abbiamo patito.
Eppure, tra tutta questa gente, lei è stata l’unica persona che ho incontrato, con cui ho scambiato un saluto.

Io sono qui a camminare come tutte queste persone, ma per me l’argine é la meta.
Alzo gli occhi, mi guardo intorno, come si fa quando si arriva sulla cima di un monte, dando le spalle al tramonto di oggi e già pensando all’alba di domani.
La saluto, signore, come si saluta chi si incontra in quota, non solo per cortesia, ma perché sia io che lei stiamo facendo lo stesso cammino.
La saluto come si salutano i pellegrini che si incontrano sul Cammino di Santiago.

Non sarà un cammino lungo ma è l’inizio di un ritorno.
L’inizio, forse, di un cambiamento, e ogni tratto di asfalto è tempestato dei ricordi.

“Andiamo oltre” – “Andiamo più in alto”, senza bastone alla mano ma con i nostri pensieri nella bisaccia.

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Pensieri e note

Sceglierei la lentezza, ma…

Sono veloce a dimenticare, a passare, a scegliere le vie brevi e meno faticose.
Il piacere nella lentezza, nella fatica, nell’attesa io non lo conosco.

Fumo lento di pipa, cucina lenta, lento mangiare, una crescita lenta e difficoltosa, una scrittura lenta e ordinata, preparazione lenta, comporre lentamente.
Tutto ciò lo fuggo come se fosse il male, di istinto, di impulso corro dalla parte opposta.

Eppure so che nella lentezza è il gusto, nella lentezza è il metodo, dove nelle sfumature sta la bellezza, nella pazienza la speranza.

Sabati e domeniche ad annoiarsi, a guardare fuori le nuvole grigie che si spostano e le foglie arancioni che cadono.
Quante parole scritte, quante scelte fatte, quante idee trasformate in bozze di realtà, in quelle giornate uggiose.

La preghiera può essere dialogo lento con il divino, oppure un soliloquio, un rimuginio o una ruminazione.
Un amore o un’amicizia possono nascere e crescere solo se c’è ascolto, pazienza, ma soprattutto una disposizione alla lentezza.
La lentezza è requisito della fede e della fiducia.

Ogni giorno io sceglierei la lentezza

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Poesia

Cosa cambia

Controllo
O costrizione
Campi squadrati, regolari
Natura
O mano d’uomo
Bene o male
salato o insipido
Ogni lavoro
Ogni fatica
Porta sale o amarezza
Che il riposo
E il godimento
Rendon vuoti
In breve tempo

Ogni parola porta
il peso o il conforto
Ogni sguardo crea
un muro o una porta
E vorrei sapermi aprire
Sì, da te venire aperto
Come un libro
Che non dà risposte
Ma sa come porti domande

Cosa cambia
Tra due cani
Da compagnia
O da combattimento
Forse solo la miopia
Del padrone
Quando il danno è fatto
La beffa è amara

Cosa cambia
Lo sappiamo noi
Tra l’amore e la paura
Forse c’è soltanto un bivio
O è questione di cultura
Tra scontri e incontri
Tra la paura e l’amore
Resta saldo ciò che manca
E ciò che sai di volere

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Poesia

Prodromi

Un corvo nella nebbia
O una processionaria nera sull’asfalto bianco di polvere
Si vedono da lontano
E pur senza riconoscerli
Sai distinguerli
Mentre ti avvicini
Li vedi avvicinarsi

Così un uragano
Lo vedi avvicinarsi da lontano
E se lo hai visto
Non dovresti scendere nei campi
A giocare da bambino
Con tuo padre e tuo fratello
Chi mai giocherebbe con un frisbee
In una tempesta?

I mesi passano, quindi gli anni,
E quindici anni sono volati
L’uragano non l’ho visto
da lontano
Ma la devastazione c’è stata,
Un gran rumore e poi
Silenzio
Eccomi, sono da solo
E grido aiuto

Forse era solo un incubo,
Mia madre mi abbraccia
Lei è ancora qui
È tempo di giocare
Ancora per un po’
Mentre fuori il cielo
Già si sta annuvolando

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Poesia

Spettro

Vita al 100%
Distrazione:
È ancora vita
O un’assenza
Localizzata?

Ti fanno battute,
Una risata e
Mascherano l’ignoto
Che tu incarni.
Li guardi, e senti
Che non ti vedono

Non sanno,
Sentono,
Non ascoltano,
Guardano,
Non vedono,
Se ne vanno
Senza neppure
Provare

Distrazione,
Ti trovi perso,
Vivo
Ma non sai dove
E non sei tu

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Poesia

L’eremita

Dallo spazio vi guardo
Nello spazio che intorno
Già vi siete creati
Come muri senza mattoni
Siete muri, vi lancian palloni
E rimbalzano senza più divertimento
I bambini, senza infanzia, persi nel tempo

Dal lontano di giorno vi sento
Che gridate dai vostri balconi
Siete troppo lontani per esser vicini
Non vi vedete? Non capite il nulla che siete
Non capite il male che fate nel non fare nulla
Lavorate da case isolate e poi stanchi morite
per un male che per voi non esiste
Non vi vedete e non vi sentite
Se microfono e video non consentite

Sto morendo, lentamente
Nel mio eremo sopra ad un mondo senza più gente
Individui, monadi,
senza più monaci
e senza più niente
da raccontare, da fare,
divertirsi soltanto
per non vedere più il male

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Pensieri e note

Leggere è noioso

Lo so, sembra una frase da ragazzino ribelle che vuole passare tutto il tempo davanti ai videogiochi.
Il fatto è che, per me, leggere è proprio noioso.

Non fraintendermi, io leggo abbastanza: il mio problema è che non ho pazienza.
Sono abituato ai ritmi veloci di quegli stessi videogiochi che adoravo quando ero un ragazzino ribelle.
Sono abituato all’intensità dei film thriller e drammatici, alla crudezza dei film horror e alla morbosità che accomuna tutte le produzioni degli ultimi anni.
Sono abituato, ed è difficile andare contro quello che un’abitudine ti porta ad essere: pigro.

La pigrizia è la pricipale nemica della gioia, per lo meno nel mio caso.
Spesso l’essere sempre “spompo”, senza stimoli, mi fa venire voglia di trovare stimoli ovunque, anche dove e quando non conviene cercarli.
Quando la pigrizia sopraggiunge, la noia tinge di grigio tutte le cose. E’ molto peggio della nebbia, perché almeno la nebbia nei quadri di Monet aveva una propria raffinata bellezza.
La noia di cui parlo non è malinconia, ma è rabbia. E’ insoddisfazione. E’ un seme di cattiveria e indisposizione verso la vita e gli altri.
E’ un lento calare preso nelle sabbie mobili di una tenue esistenza, e allo stesso tempo è un miraggio.

Basta poco: è sufficiente affrontare questa noia per capire quanto essa sia effimera, per fortuna!
Di solito, quando mi accorgo di essere sopraffatto, prendo un paio di scarpe comode e le chiavi della macchina, quindi inizio a girare per la campagna.
Che bella, la campagna. Mi fa capire il contrario di questa noia non è il “fare qualcosa”, ma è l’essere capace di attendere.
La differenza, alla fine, è la stessa che c’è tra la speranza e la disperazione.

Alla fine, a me piace leggere.
Anche se è noioso, non è sempre facile e spesso è meno divertente che giocare ad un videogioco o guardare un film o una serie.
Ci vuole parecchio impegno, bisogna sviluppare una minima ritualità e, soprattutto, aprirsi ad esso: mentre lo leggi, è il libro che scrive la sua storia dentro di te.

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Pensieri e note

EL

La tua morte ha cambiato tutto.
Nulla é come prima.
La consapevolezza di essere vivi, che il “cogito ergo sum” del mondo di oggi é un’illusione, che la solitudine non é tossica quanto la paura di essa.
Non mi sento a posto, non mi son più sentito a posto.
Sempre più in difficoltà a vivere in un mondo che mette la realizzazione al primo posto, il meglio davanti al bene, il di più davanti all’essenzialità.
Io penso molto, quando ho paura. E ora ho quasi paura di pensare molto. Vorrei essere libero di vivere come voglio, ma poi me ne sento in colpa.
Ho paura anche di perdere la testa: a volte a fare la cosa sbagliata mi sembra di fare la cosa più giusta e naturale.

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Pensieri e note

Per carità

Una vita tranquilla, senza troppi impegni, che scorre lenta e serena, senza problemi, senza intoppi, senza… una meta.
Viaggiare, viaggiare, viaggiare.
Una vita leggera, come una foglia nel vento, oppure veloce come un piccolo pesce che sa nascondersi tra i coralli, a riparo dagli squali.
Una vita di zucchero, senza zucchero, col giusto zucchero, non nauseante, non amara, non aspra, giusto una zolletta nell’immenso sorso di tè nero che è la vita.

E’ a questo che dovrei ambire?
E’ a questo che ambisco.
E’ a questo che dovrei ambire.
Eppure non posso.

Non posso più ambire ad una vita tranquilla, senza troppi impegni, che scorre lenta e serena, senza problemi, senza intoppi, senza una meta, senza peso, senza sapore.
Non posso più accontentarmi di cose così alte, di cose così grandi, così ricche, così maestose come un palazzo regale, un tesoro antico o la Luna.

Ciò a cui il mio cuore ambisce è lo sguardo del vecchio.
Ciò a cui la mia mente ambisce è la mano del malato.
Ciò a cui la mia vita ambisce è il sorriso di un bambino.
E io non sarò mai così grande, ma ho una grande speranza.

Una speranza grande come quella solitudine, quella sofferenza, quella debolezza.
La speranza nella cosa che tutto copre, tutto sopporta. tutto crede,

E’ quella cosa che smuove, che affida, che entusiasma, che guarisce, che scioglie, che guida, che pondera, che dà sapore a questa vita così sterile e fertile.

Una vita che serva.